Suzuki DRZ4S: la prova di Filippo Ceccucci (parte 2/3)
2/1 - Come è fatta la nuova DR-Z 4 S
La ragione per la quale sono così intestardito per questa moto è la qualità produttiva: con la moto ci lavoro, e voglio che funzioni anche nelle condizioni di utilizzo continuo, senza doverla ricontrollare a fondo ad ogni uscita. Ad alcuni spiacerà leggerlo, ma le manutenzioni ad ore e non chilometri le sopporto poco, mi importa poco di sacrificare un po’ di prestazioni per questo. Così come, anche questo spiace dirlo, ma non posso ammettere che la moto rompa la ruota libera del motorino d’avviamento, e poi pure l’attuatore della frizione nella stessa uscita, come mi è capitato in un’uscita con una moto cinese. Io sono un po’ scafato e sono riuscito a rientrare, ma uno un po’ più inesperto vorrei sapere come se la sarebbe cavata magari in fondo a una valletta senza frizione e avviamento elettrico funzionanti…
Per questa ragione, quando la DR-Z 4 S è stata presentata all’EICMA ho chiesto ad un paio di amici in gamba (meccanici o addetti di Case motociclistiche) di osservarla a fondo per me per dirmi se si trattava di una moto realizzata “alla giapponese”, oppure se fosse – chiedo scusa, ma è così – “una cinesata”. Le risposte sono state univoche: era una moto fatta bene, come le vere giapponesi “di una volta”, con vere sospensioni e qualità elevata fin nei particolari. Un esperto queste cose sa capirle.
Due sono i concetti che ritengo importanti: io volevo una dual, non una enduro gara. La DR-Z 4 S è esattamente questo. E’ palese che una enduro da gara abbia prestazioni superiori nelle mulattiere e non solo, ma di contro è molto meno fruibile su asfalto o in condizioni di guida tranquille. Io devo poter fare un centinaio di chilometri su asfalto e poi iniziare a fare i miei giri: una enduro gara realisticamente impone di usare il carrello e tutta la complicazione che comporta (magari devo disegnare un rientro a casa da un posto lontano: che faccio, poi ritorno a prendere auto e carrello?).
Per certi versi la DR-Z 4 S è ancora più dual della DR-Z 400, che nella versione E era nata come moto da gara, appena appena più “civilizzata”, e nella versione S era comunque ancora vicina alla E.
Il secondo concetto è apparso palese immediatamente al primo giro, e mi ha confortato non poco. Parlo della potenza, o meglio, quella che viene chiamata potenza. Di per sé la potenza è un dato che serve ad incuriosire e ingolosire, ma spesso nasconde il fatto che il dato di potenza di un motore viene rilevato frenando il motore stesso mentre è a gas completamente aperto, vale a dire una situazione che in realtà viene usata ben poco, per moto che non vengano usate in pista o siano di cilindrata piccola. Stessa cosa per il dato di coppia, anch’esso è rilevato a motore con gas completamente aperto.
Un diagramma reale dovrebbe tener conto di un’infinità di parametri (un po’ la differenza che c’è tra una radiografia e una TAC) che diventano complicatissimi, pertanto è necessario affidarsi alle reali impressioni di una persona che guidi il mezzo.
Ecco: la DR-Z 4 S mi ha molto soddisfatto proprio in questo aspetto: il motore è sempre pieno e fluido, anche senza aprire tutto, ovviamente con la limitazione dei suoi neanche 40 CV dichiarati. La mia precedente KTM 690 ne aveva quasi il doppio! Però era meno affabile e gestibile, certo, quando aprivi la soddisfazione era enorme, ma io non ho necessità di guidare così, io voglio andare a spasso. E, altro aspetto meraviglioso di questa moto, nel silenzio, senza far baccano.
Al di là che ormai ho una certa età, ma a me piace moltissimo il suo fruscio sommesso, il fatto che passi vicino a una mandria o a un gregge senza che vacche o pecore scappino impaurite e ancor di più si nota nelle reazioni con le altre persone, escursionisti a piedi o in bici, pastori, montanari. Insomma chiunque incontri sui monti. C’è poco da dire: il rumore indispone, fosse anche che dura pochi secondi, crea un fastidio nei confronti del prossimo, figuriamoci poi se già non ha in simpatia chi va in moto. Sapeste poi che meraviglia è sorprendere i caprioli arrivandogli vicinissimo, quasi addosso, e guardare la loro curiosità mentre ti osservano stupiti.
Esame statico: come mi avevano preannunciato i miei amici, la moto è realizzata molto bene e con cura, in maniera pragmatica e priva di leziosità: quello che c’è funziona ed è fatto bene. Proprio quel che volevo. Finalmente poi un manubrio come si deve, senza traversino e a diametro variabile (28/22 mm ø), non il pezzo di ferraccio che era sulle precedenti DR-Z 400 (tanto E che S). In Italia vengono regalati compresi nell’elevato prezzo d’acquisto proprio i due optional che mi servivano (pagati dei concessionari a Suzuki Italia, in verità…), cioè i paramani e il paracoppa in alluminio, che avrebbero un costo esorbitante (rispettivamente 86,00 e 209,00 €), come gli altri optional, ma va detto che sono realizzati bene.
Le sovrastrutture sono in plastica di ottima qualità, come da buona tradizione giapponese, anche se un po’ laboriose da smontare e – mi sembra – eccessivamente complesse. Non amo granché il guscio che protegge il serbatoio e il suo collegamento con i copriradiatori, anche se rende il tutto molto unito e stabile, speriamo non prenda gioco con il tempo. Anche le fiancatine mi sembrano un po’ laboriose e sempre con incastri che mi auguro reggano al passare del tempo. Rimpiango però la facilità di accedere al filtro dell’aria della DR-Z 400 (non servivano neanche attrezzi) e mi sembra laborioso adesso accedere al filtro. In pratica si deve aprire con la chiave lo sportellino laterale (ben protetto da un tappo di gomma), prendere la chiave da 8 a tubo e relativo perno incastrati nel coperchio, quindi smontare la sella. Sempre che si sia rimossa la cinghietta per il passeggero, altrimenti per smontare la sella si dovrebbero anche rimuovere le fiancatine. Infine non amo le doppie fiancatine con quella nera che sembra una sorta di sottoveste e ancor meno la cuspide finale a punta che mi sembra abbia una gran voglia di agganciare qualcosa.
Mi piace molto invece il pragmatismo Suzuki: osservando bene la moto, si nota che il basamento e il cilindro sono gli stessi, mentre è completamente nuova la testata. Sono diversi anche i carter esterni, simili, ma differenti. Sul lato destro ad esempio manca tutta la parte che doveva coprire gli ingranaggi per la messa in moto a pedale (prevista nella semi sconosciuta versione R della DR-Z 400 del 2000 e volendo montabile sulla E) ed è tutto diverso il coperchio frizione, che adesso chiude maggiormente e non ha più il coperchietto laterale in lega di magnesio, leggerissimo, ma anche fragilissimo e non saldabile.
Sono però identici molti particolari, come il coperchio del filtro dell’olio, la pompa dell’acqua, il registro del tendicatena della distribuzione, il motorino d’avviamento, il pattino guidacatena, il pedale del cambio e altri particolari del genere. Molte altre cose sembrano uguali, ma non lo sono, come il pedale del freno ad esempio. Completamente diversi sono i leveraggi del monoammortizzatore e un’infinità di altre cose.
La strumentazione mi piace parecchio. Più o meno è delle dimensioni di quella della 400 S, ma con più funzioni, anche se non ci sono i tasti di controllo dei due trip avanti e indietro e la loro regolazione, che obiettivamente creavano solo confusione e servivano a ben poco. Con il comando al manubrio si gestisce in maniera molto semplice e intuitiva (non è poco!) e si possono cambiare le tarature, il traction control e i dati del trip.
Il trip fornisce: chilometraggio totale, consumo istantaneo, trip A, consumo del trip A, trip B, consumo del trip B e voltmetro. Tutto molto utile, anche se magari mi sarebbe piaciuta l’aggiunta anche dell’autonomia residua, visto che il serbatoio non è capientissimo e l’indicatore del carburante non è un portento di affidabilità come indicazioni. Ad ogni modo c’è pure quello, e fa piacere, forse si poteva rendere un po’ più evidente il segnale di quando si è in riserva reale. L’assenza di qualsiasi segnale, fosse pure solo una spia, per livello e temperatura di olio e acqua non mi piace per niente.
Per il costo non indifferente di questa moto, la presa usb trovo che sarebbe dovuta essere di serie, e non un optional parecchio costoso (84,00 € !), ad ogni modo basta trovare il cavo di predisposizione, sotto la mascherina, togliere il tappo e collegarcene una acquistabile a pochi euro, tra l’altro il dado della guaina passacavo del tubo del freno sembra fatto apposta per potercela applicare.
L’ABS è escludibile alla sola ruota posteriore o totalmente: basta pigiare un tasto per qualche istante. E’ una funzione a mio avviso immancabile, anche se va detto che l’ABS è molto ben tarato, e funziona davvero al meglio anche in situazioni di ghiaia o addirittura terra.
Le tarature del traction control sono quattro: invasivo (praticamente mai usato), poco invasivo (poco usato), assente e “gravel”, vale a dire “ghiaia”, che è la mia preferita e tengo praticamente sempre, tranne in qualche rara situazione di fondo molto smosso, nel qual caso (ovviamente) va in crisi.
Le mappature sono tre: A, B e C. Di fatto la C credo voglia dire “ciclomotore” (con il 14/12): davvero non riesco a capire a che diavolo serva, l’ho usata due volte per curiosità, poi per me potrebbe non esistere. Avessi voluto una CRF 300 L l’avrei presa. La A (“aggressiva”?) è ottima: parecchio reattiva ai bassi e con più spinta, la vera sorpresa è stata la B (“bene così”?) che non è troppo diversa dalla A e va bene per ogni situazione.
Una cosa che apprezzo moltissimo è che, “mettendo a dormire la moto”, cioè staccando il contatto con la chiave, a parte l’ABS (ma è così per legge), tutte le altre impostazioni rimangono invariate. Non è scontato, ci sono varie moto nelle quali ogni volta bisogna riprogrammare tutto quanto.
2/2 - Come va la nuova DR-Z 4 S
Si parte?
Alla buon’ora si parte!
Le primissime impressioni sono il silenzio, la dolcezza e la facilità.
Non so, sarà che per un quarto di secolo ho guidato le varie DR-Z, ma mi è sembrato di tornare a casa.
Però una casa pulitissima, tutta rimbiancata, senza problemi idraulici, con tutti gli elettrodomestici che funzionano meravigliosamente, tutto in perfetto ordine, il frigo pieno, la tavola apparecchiata, la cena già pronta e i piatti lavati.
Anche gli altri miei amici che l’hanno provata, e non hanno mai avuto le DR-Z, mi hanno però confermato questa impressione, segno che l’affettuosa amicizia che questa moto fa immediatamente trasparire è un dato di fatto, non una mia impressione personale.
Ci si muove in un frullio d’ali, come uno stormo di passeri che si alza in volo. Tutto sembra morbido, facile, a portata di mano.
L’altra sensazione è la maneggevolezza, la moto è pesante circa 150 Kg e, ad impressione, una dozzina/ quindicina più della DR-Z 400 S. Però questo peso non si sente affatto, la moto è estremamente ben bilanciata e di un’agilità sorprendente, ma non eccessiva. Facendo il confronto, è un po’ quello che si prova alla guida delle grosse BMW boxer, che danno l’idea di essere molto più leggere di quanto siano effettivamente.
Ancora, ormai l’ho detto più volte: nonostante la silenziosità dello scarico di serie, si rimane piacevolissimamente sorpresi dalla corposità dell’erogazione, una sensazione piacevolissima che è tra le mie preferite di questa moto.
Anche la frizione appare immediatamente migliorata: sulle DR-Z precedenti era un po’ un punto debole, nel senso che funzionava bene ed era dolce, ma non granché tetragona agli sforzi. In questo caso è invece molto migliorata e direi molto buona in ogni condizione di utilizzo.
Il cambio è molto buono, lo era già prima, e il fatto che abbia i medesimi rapporti interni che in precedenza lascia supporre che sia lo stesso. Come ripeterò più avanti, in questo caso i rapporti sono corretti, forse leggermente corti, ma mentre con la 400 S era fondamentale accorciarli per fare enduro perché troppo distesi, in questo caso la prima è giusta e non è il caso di allungarla, è la quinta che forse sarebbe potuta essere un po’ più demoltiplicata. Sulle prime, specie con il motore ancora in rodaggio, è un’impressione piuttosto rilevante, ma andando avanti si scopre che tiene senza problemi i 100-105 Km/h in superstrada potendo comunque accelerare senza problemi per un sorpasso. Questo direi che testimonia la maggior pienezza del motore a bassi e medi.
Parliamo del consumo: le indicazioni del cruscotto sono veritiere, l’ho controllato, e questa moto consuma davvero poco per quello che offre. La media nel mio utilizzo è di 27 Km/litro, con un massimo di 24 in enduro davvero tosto e 30 andando proprio a spasso. Considerando la capienza del serbatoio di 8,7 litri, significa poter contare su circa 230 Km di autonomia. Diciamo che comunque si possono considerare tranquillamente 200 chilometri, che non sono affatto pochi per una moto che non abbia una cisterna per serbatoio.
Una parte dell’impressione di grande maneggevolezza viene anche dalle misure dei pneumatici, con il posteriore che è uno striminzito 120/80 – 18”. Questo è un aspetto che lascia un po’ sconcertati, perché questa misura nel mercato praticamente non esiste, senza volersi spostare nella assai più comune 120/90 – 18”. A mio parere è una dimostrazione piuttosto grave di scarsa considerazione nei confronti del cliente, che per fare enduro non ha alternative all’utilizzo di una misura non omologata a libretto. Io non sono un grande fautore delle “gommone”, che credo spesso vengano adottate più che altro per appagare la vista, però in sede di omologazione non sarebbe stato uno sforzo eccessivo aggiungere un paio di misure più comuni e reperibili, anche della 80/100 – 21” anteriore. Quel che penso del rispetto nei confronti del cliente finale del resto l’ho già scritto nella lettera a Suzuki Italia pubblicata alla fine.
Va detto che le IRC di primo equipaggiamento sono molto buone, per delle gomme da doppio utilizzo, e a meno di pretendere di affrontare fango o ghiaioni, si comportano davvero bene.
Parliamo delle sospensioni e c’è poco da dire, nel senso che funzionano molto bene, non così così come in tante moto che non siano specialistiche. Non è poco, non è affatto poco: è un altro di quei punti che fanno la differenza, anche perché non so se sapete che ormai una forcella di alto livello per una Casa costruttrice è uno dei particolari più costosi tra quelli che compongono una moto. Con gli anni forse mi sarò imbolsito, forse non guiderò più così veloce, però non mi era mai capitata una moto nella quale non sentissi neanche il bisogno di qualche “clic” di regolazione delle sospensioni, quando non proprio una completa rivisitazione, come ad esempio con le precedenti DR-Z 400, che di serie uscivano con tarature molto flaccide e che per migliorare e raggiungere un ottimo livello dovevano essere ritarate da qualche specialista che sapesse il fatto suo, soprattutto davanti, ma anche dietro. In questa moto invece non ne ho sentito per niente il bisogno: la forcella è costantemente migliorata grazie al necessario primo rodaggio e direi proprio che lavora assai bene, e così il mono. Sempre tenendo in considerazione il discorso di prima, vale a dire che questa è una dual, non una enduro gara.
I freni sono molto buoni, non devastanti, del resto questa moto non deve girare al Mugello, ma andare ovunque, su strada e fuori e quindi sono ben modulabili e potenti al punto giusto, coadiuvati da un eccellente taratura dell’ABS che entra in funzione davvero volendolo chiamare con un comportamento francamente scriteriato da parte di chi abbia un minimo di esperienza di guida. Addirittura è possibile farci enduro, ovviamente ci si accorge subito della sua presenza e appena possibile lo si disattiva, ma mi sembra molto più a punto che in parecchie altre moto che ho guidato di recente.
La sella, rispetto alla precedente, è un pochino più stretta, va detto che mi è sembrata migliorare ad ogni uscita, segno che anche lei si doveva assestare, ma è comunque un po’ meno comoda di quella della DR-Z 400 e sulle lunghe distanze si fa sentire. L’ho anche provata in due, ed una mia amica, che non è certamente grossa, non è rimasta molto estasiata, dicendo che stava un po’ con una chiappa per parte.
Per quanto riguarda le vibrazioni, l’impressione è che andando avanti con i chilometri siano calate. Non si può dire che siano assenti, ma in strada fino a 90/100 all’ora sono più che altro un fremito, neanche spiacevole, che diciamo fa avvertire la presenza di un motore che fa il suo lavoro. Spingendosi un po’ oltre si avvertono e possono diventare leggermente fastidiose, ma sempre ben sopportabili.
Che è rimasto? Il fanale.
L’occhione anteriore mi ha subito fatto pensare a un ciclope con il suo singolo occhio in mezzo alla fronte, però devo dire che funziona molto bene: fa una bella luce bianca e densa che rende sicura la guida anche di notte. In più è molto leggero.
Concludendo devo dire che questa moto ha ampiamente soddisfatto le mie aspettative, funziona proprio come desideravo e solo nell’enduro più impegnativo fa avvertire il proprio peso e che sia una dual e non una specialistica, ma di contro permette veramente di fare un po’ tutto senza pensieri: quello che volevo per l’appunto.
2/3 – Lettera a Suzuki Italia
Spettabile Suzuki Italia,
già il fatto che nemmeno dalla vostra pagina web sia possibile a risalire a un indirizzo email per contattarvi, ma sia possibile scrivervi solo tramite la pagina riservata su “My Suzuki” (che si carica con lentezza imbarazzante e non ammette testi minimamente lunghi) e quindi solo tramite la pagina Facebook la dice lunga sul vostro interesse per la clientela.
Sarò il più breve possibile: ho posseduto ben sette DR-Z 400 in entrambe le versioni S ed E, prima ancora due DR 350 S, e attualmente ho ancora una DR-Z 400 E. Come auto ho una Vitara ed una Jimny.
Credo sia sufficiente per definire la mia dedizione al marchio.
Già in passato (si parla del 2007) fui sorpreso dalla vostra considerazione per la risoluzione di un problema in garanzia (appena scaduta) per un lavoro mal eseguito dall’allora concessionaria di Perugia: un albero a cammes che se ne andò a spasso per la testata perché il meccanico non aveva stretto adeguatamente né messo il frenafiletti ai cappellotti di sostegno e che fu bollato dal vostro ispettore come “la moto ha girato priva di olio”, frase che ritengo tutt’ora ingiuriosa nei confronti di chiunque abbia un minimo di competenza meccanica, me compreso. Ma è acqua passata.
Quando dopo appena venticinque anni la Casa madre ha deciso di rinnovare il modello DR-Z 400, ovviamente mi sono subito interessato. Il cortesissimo concessionario di Perugia Giamoto mi ha detto che però non sarebbe arrivata prima di primavera.
Poi luglio.
Firmai comunque fiducioso il contratto, versando la caparra e sempre con enorme gentilezza e disponibilità, ma anche un certo palpabile imbarazzo, mi veniva avvisato che probabilmente la moto sarebbe stata consegnata ad agosto.
Poco dopo Ferragosto mi comunicavano che probabilmente sarebbe arrivata a fine agosto, ma niente.
La moto è arrivata il 25 settembre e mi è stata consegnata il giorno dopo dalla concessionaria Giamoto, che ribadisco una volta di più essersi comportata con cortesia e disponibilità esemplari, tra l’altro facendomi un notevole sconto sul prezzo di listino (fumosamente comunicato dalla Casa in 9.700 € “franco importatore” – locuzione non più usata da anni dalle aziende motoristiche – che diventavano circa 10.300 con messa in strada e tutto).
In otto giorni ho completato il rodaggio di 800 Km e immaginate la mia espressione quando ho visto le pubblicità che propongono la stessa moto a 8.990 € dopo appena una settimana dalla consegna della mia!
Vi prego di dirmi cosa volete che pensi di voi,
grazie,
Filippo Ceccucci
Spiegazione
Questa lettera è stata mandata a Suzuki Italia l’8 ottobre, da allora aspetto ancora uno straccio di risposta.
Il concessionario, cui era stata mandata per conoscenza, mi ha detto che si stavano attivando, fatto sta che sto ancora aspettando.
Vi lascio immaginare quanto desiderio abbia di fare pubblicità a questa moto, dopo il rispetto che l’azienda importatrice mi ha dimostrato.
Però quanto scrivo non è rivolto a lei, bensì al mondo degli appassionati, che possano – per una volta – avere una disamina chiara di un prodotto.